
Alla bellissima età di 85 anni Yona Friedman manifesta ancora la caparbietà di un ragazzino nella voglia di confrontarsi con la contemporaneità.

Il risultato mediatico a cui punta il presidente francese è quello di sostituire Parigi a Londra nella classifica delle metropoli più cool del continente. Come?
Naturalmente: ponendo l’architettura al centro della politica.
E ponendo Parigi, ça va sans dire, al centro di una nazione ancora più sbilanciata baricentricamente verso l’amata-odiata capitale.
“La mia donna di servizio, che abita nella banlieue, impiega due ore per raggiungere casa mia. All’incirca il tempo che occorre, in TGV, per raggiungere Londra da Parigi”.
Questo commento sibillino di Friedman al Grand Pari(s) ci dà il senso della sua opinione a proposito del nuovo progetto transalpino: una proposta accentratrice e tipicamente immobiliarista, che manifesta tutto l’anacronismo di una politica incapace di leggere i fenomeni della contemporaneità con lenti adeguate.
Friedman predica dagli anni ‘60 l’idea di una metropoli continentale che non si estende a livello di superficie abitata ma nelle reti di comunicazione infrastrutturali che spostano gli uomini dal centro verso altri centri , invece che dalle periferie al centro.
Anziché un sistema gravitazionale ad un unico polo, l’utopia di Friedman propone molte città indipendenti e semplici da raggiungere, con una metropolitana europea ad alta velocità come il TGV o lo Shinkansen, in grado di collegare con altissima frequenza di corse e tempi ridotti Parigi a Bruxelles, Amsterdam a Berlino.
Cosa ostacola questa ipotesi metropolitana? A giudizio di Friedman, la mancanza di spinta utopica e la scarsa lungimiranza dei governi per una scelta radicale, che andrebbe poi supportata in molti modi, primo fra tutti con una riduzione dei prezzi degli abbonamenti .
“Sarebbe un atto politico, ribadisce Friedman, che cambierebbe completamente le regole del mercato del lavoro nella grande metropoli contemporanea”.
Non una Grande Paris, dunque, ma una metropoli continentale in continua transumanza. Puntando sul flusso anziché sulla stasi, sul rafforzamento delle reti anziché sulla saturazione del territorio, per quello che, come titola la conferenza, potrebbe essere un futuro abitabile.
[ringrazio il laboratorio 09 dello Iuav]
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