
Per l’ottavo anno consecutivo la Facoltà di Architettura di Venezia ha tenuto il suo workshop estivo, a cui ha partecipato come docente anche il sottoscritto.
Come è accaduto anche in passato, per questa edizione l’offerta formativa dello Iuav è stata ampia e diversificata, con la presenza di 30 corsi tenuti da ‘docenti’ occasionali di grande spessore come, fra gli altri, Yona Friedman, Francis Kéré, Pancho Guedes e molti altri ancora.
La risposta degli studenti la si può leggere nei numeri: oltre duemila iscritti, diciotto giorni di lavoro intenso e densissima concertazione per studenti dal primo al terzo anno di università.
“Il vero risultato dei workshop è il tema dell’emancipazione culturale. Entrare in contatto con modalità di insegnamento differenti, confrontare gradi di maturazione diversi”, afferma Giancarlo Carnevale, preside di facoltà e ideatore di questo appuntamento pedagogico estivo.
L’idea di pedagogia, di educazione delle menti giovani allo scopo di esercitare la loro creatività anarchica su idee piuttosto che su obiettivi definiti, è la linea di basso continua che a mio avviso denota il senso di un workshop rivolto a ragazzi così giovani: per liberare le loro potenzialità creative attraverso l’uso di tecniche e strumenti poveri e senza ansie da prestazione.
A ben vedere, infatti, esistono due dispositivi pedagogici a disposizione nelle esperienze di apprendimento individuale: un meccanismo disciplinare che si rifà all’insegnamento disciplinare che si esprime prevalentemente nel fissare (in-signere) categorie intellettive e operative nello spirito dei discenti. È il dispositivo della didattica tradizionale, in cui è netta la separazione tra due poli dell’aula, uno attivo ed uno passivo.
Poi esiste anche la tematica dell’educazione (anche sentimentale), in cui la radice ex-ducere (condurre fuori) riproduce un movimento esattamente inverso a quello dell’in-segnare: trarre fuori consapevolmente ciò che è già presente in larva, nelle menti dei partecipanti. Il modello dell’educazione è a mio avviso l’alternativa più valida e democratica all’idea di apprendimento asimmetrico, perché si fonda su una circolarità dell’educazione in cui anche l’educatore viene contagiato, contaminato, stimolato dai propri studenti.
Nei workshop Iuav 2009 la seconda opzione ha prevalso nettamente, producendo oltre che futuri architetti con un’esperienza in più anche (e soprattutto) ragazzi felici di questa esperienza.
The power of emotional intelligence, emotional language which is the common language of our body and of our heart.
… ed in italiano perché mi é più congeniale, aggiungerei che il lavoro che é stato svolto nel workshop insieme agli studenti sia fondamentale per sottolineare l’esperienza del lavoro svolto ‘insieme’: perché dopo tutto insieme non é altro che in .. seme, nello stesso seme.
Amo ricordare a questo proposito un’amica poetessa Anna F, perché grazie a lei ho capito che cervello, cuore, pancia vivono dentro il corpo, ed insieme costituiscono la nostra natura.
Quindi la difficoltà risiede proprio li, nel fatto di viverli nello stesso seme. E credo proprio che questo workshop sia riuscito a far abitare il cervello nel cuore, affinché non si senta assoluto.
L’occhiello della nostra vita è l’ombelico, diapason, punto di irraggiamento e ricettivo.