
Questi alcuni dei libri arrivati in redazione nelle ultime settimane.
Ecco quattro titoli:
Reinventing the Automobile. Personal Urban Mobility for the 21st Century, William J. Mitchell, Christopher E. Borrioni-Bird and Lawrence D Burns, MIT Press, Cambridge/London 2010 (pp. 216, $ 21.95)
Un compendio di idee per una visione nuova della mobilità urbana, Reinventing the Automobile re-immagina l’automobile del prossimo futuro.
Le automobili che usiamo oggi nel XXI secolo sono ancora progettate per gli scopi del XX secolo: perfette per il trasporto di passeggeri multipli su lunghe distanze a una alta velocità, ma inadatte per garantire una mobilità personale all’interno delle città – dove la maggior parte della popolazione attualmente vive.
In quattro punti William Mitchell traccia, insieme a due esperti del settore, il DNA dell’auto di nuova generazione che sarà verde, intelligente, connessa e divertente da guidare.
Above the Pavement - the Farm! Architecture & Agriculture at P.F.1, Amale Andraos and Dan Wood, Princeton Architectural Press, 2010 (pp. 192, $ 19.95)
Il libro esce a due anni dall’installazione Public Farm 1, o P.F.1, creata da WORKac per il Young Architects Program (YAP), una fattoria urbana in forma di una distesa di cartone planante sul cortile del P.S.1.
Divided cities. Belfast, Beirut, Jerusalem, Mostar and Nicosia, Jon Calame and Esther Charlesworth, University of Pennsylvania Press, Philadelphia 2009 (pp. 253, $ 59.95)
Un’indagine per capire quali siano le logiche delle divisioni urbane lungo le linee di demarcazione etnica – quando accadono, chi le sostiene, quanto costano e come mai città apparentemente sane soccombano a esse.
Le ricerche sul campo condotte dai due autori nelle città di Belfast, Beirut, Gerusalemme, Mostar e Nicosia fanno luce sull’anatomia spaziale e funzionale di queste cinque città nell’ottica di individuare schemi comuni e ricorrenti tra loro.
Attraverso una serie di interviste alle persone che vivono nella condizione di segregazione fisica – residenti, politici, tassisti, costruttori, critici culturali e giornalisti – gli autori portano avanti un parallelismo tra lo sviluppo delle linee di demarcazione e l’impatto sociale che ne deriva.
A chi serve la luna? – Le mostre della Fondazione Nicola Trussardi
Graphic design by onlab. Texts by Daniel Birnbaum, Stefano Boeri, Tacita Dean, Flavio Del Monte, Massimiliano Gioni, Hans-Ulrich Obrist, Michele Robecchi, Barbara Roncari, Tiziano Scarpa, Roberta Tenconi, Beatrice Trussardi, Catherine Wood, Hatje Cantz, 2010 (pp. 368)
Il titolo del libro, rubato a un’opera di Peter Fischli e David Weiss, A chi serve la luna? sembra un modo per chiedersi in fondo a chi serve l’arte.
E questa la domanda che sembra spingere questa fondazione nomade, senza sede per scelta, a cercare delle risposte organizzando, dal 2003, mostre aperte a tutti negli spazi pubblici della città di Milano.
Il volume ripercorre questa storia fatta di luoghi, artisti e progetti, di voci contrastanti come quella della criticata installazione di Maurizio Cattelan con i quattro manichini in dimensioni reali appesi all’albero più antico di Milano in piazza XXIV Maggio
o quella del duo Michael Elmgreen & Ingar Dragsetche con la roulotte in Galleria Vittorio Emanuele
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