
by Stefano Casciani
E-bay, paradiso degli scambisti on-line, può essere anche un luogo di consolazione per nostalgici della modernità: lì si troveranno, più falsi che veri, ma quasi sempre verosimili, ricordi e reliquie di buona parte della “cultura materiale”, alta o bassa che sia. Perfino, guarda un po’, un cassetto dosatore della famosissima (per gli addetti ai lavori) cucina di Francoforte, disegnata con Ernst May da Margarete Schütte-Lihotzky: piuttosto bruttino, a dire il vero, anzi a vederlo tutto intero dal vero, con quel manico saldato e puntato alla bell’e meglio sul fronte.
Poco a che fare con la mitica immagine dell’ordine funzionalista propugnato dai modernisti Gropius, Breuer, Bayer & Co come salvatore del mondo: ma quel cassetto rimane pur sempre un souvenir della modernità passata, un microgrammo dell’utopia – socialista e ugualitaria – della cultura Bauhaus e affini. E già, perché anche di questo si tratta: Thonet Germania e le istituzioni sopravvissute/eredi dell’Alma Mater Studiorum di Gropius cercano quest’anno di ricordare una qualche ricorrenza della scuola di Dessau e poi di Weimar, più o meno ignorate dal resto del mondo. Certo, chi ha più tempo – nell’era del declino, del cinismo e della finzione, della società dello spettacolo – per pensare ad antichi artisti d’avanguardia impegnati a ricostruire l’Universo, fieramente armati d’ideologie dure e pure?
La prima tentazione – comprare quel cassetto (per farne che, poi?) – cede velocemente il posto a una malinconia struggente, alla sindrome da amputazione, Certo, può ancora far male la perdita d’identità politica del design e dell’architettura: ma proprio come un arto amputato, semplicemente, quell’identità non c’è più.
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