<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	>

<channel>
	<title>OPEN SPACE &#187; OPEN SPACE</title>
	<atom:link href="http://blog.domusweb.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.domusweb.it</link>
	<description>Il blog della redazione</description>
	<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:51:27 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.5.1</generator>
	<language>it</language>
			<item>
		<title>(Con)corsi e ricorsi/3</title>
		<link>http://blog.domusweb.it/architecture/re-thinking-competitions3/</link>
		<comments>http://blog.domusweb.it/architecture/re-thinking-competitions3/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Albanese</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[competitions]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.domusweb.it/?p=107</guid>
		<description><![CDATA[Gli accessi ai concorsi architettonici funzionano un po’ come le porte della legge nel racconto kafkiano, dove l’ingresso alle stanze della giustizia è un diritto virtuale di ogni cittadino, che si arena implacabilmente di fronte alla realtà dei meccanismi diversivi della burocrazia.
La disciplina che regola l’accesso ai concorsi per determinate categorie edilizie prevede, per gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--><span lang="EN-US">Gli accessi ai concorsi architettonici funzionano un po’ come le porte della legge nel racconto kafkiano, dove l’ingresso alle stanze della giustizia è un diritto virtuale di ogni cittadino, che si arena implacabilmente di fronte alla realtà dei meccanismi diversivi della burocrazia.</span></p>
<p class="MsoNormal">La disciplina che regola l’accesso ai concorsi per determinate categorie edilizie prevede, per gli aspiranti partecipanti, la presentazione di un curriculum che attesti la presenza di opere realizzate, o in via di realizzazione, nelle categorie afferenti il progetto.</p>
<p class="MsoNormal"><span id="more-107"></span></p>
<p><span lang="EN-US">In concreto, ciò significa che se voglio partecipare a un concorso per un aeroporto, nel mio curriculum dovrò già poter esibire un progetto infrastrutturale di analoga categoria, e la medesima cosa varrà per una scuola, un’infrastruttura, ecc.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p><span lang="EN-US">E così, nel tentativo di tutelare le competenze attraverso il filtro di dispositivi burocratici, si accetta l’instaurazione di un contesto chiuso e ridondante, di un circolo vizioso che mette in lista i soliti nomi per i soliti progetti, offrendo scarse possibilità di apertura a proposte nuove o ad esperienze e approcci diversi.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p><span lang="EN-US">Resta avvolta nell’ignoto, fra l’altro, l’acquisizione mistica di quella prima esperienza progettuale, di quell’imprimatur biografico che solo dà diritto di accesso al club degli accreditati.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p><span lang="EN-US">Infine.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p><span lang="EN-US">Le brevi considerazioni abbozzate in questi ultimi post, che hanno avuto come oggetto i concorsi, puntano il dito contro un dispositivo di garanzia della qualità architettonica che, allo stato dei fatti, sempre meno riesce nel suo compito di premiare la buona architettura e di stimolare la ricerca progettuale.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p><span lang="EN-US">Per un numero imprecisato di fattori, che toccano il metodo e il merito della questione, lo strumento del concorso pubblico e privato si profila oggi, in un’epoca in cui l’architettura è ancora molto ben in vista  nonostante la fase economica, come un elemento di rallentamento, di omologazione, di de-moralizzazione della pratica architettonica in Italia.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p><span lang="EN-US">C’è ancora spazio- e tempo- per affidare ai concorsi la crescita di consapevolezza architettonica del Paese? E se si, come?</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p><!--EndFragment--><!--more--></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.domusweb.it/architecture/re-thinking-competitions3/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Design: c’è vita sul pianeta industria?</title>
		<link>http://blog.domusweb.it/design/design-c%e2%80%99e-vita-sul-pianeta-industria/</link>
		<comments>http://blog.domusweb.it/design/design-c%e2%80%99e-vita-sul-pianeta-industria/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 16:36:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Design]]></category>

		<category><![CDATA[Design week]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.domusweb.it/?p=105</guid>
		<description><![CDATA[by Stefano Casciani
Sta per placarsi la frenesia autunnale di cento biennali, festival, settimane e week-end del design in Europa. Il bilancio di comunicazione è certamente positivo, ondate progressive di NS (Narcissistic Supply) soddisfano gli ego palestrati di designer più o meno giovani, più o meno in attesa della copertina di turno.


Ma è servita questa Indian [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>by <strong>Stefano Casciani</strong></p>
<p>Sta per placarsi la frenesia autunnale di cento biennali, festival, settimane e week-end del design in Europa. Il bilancio di comunicazione è certamente positivo, ondate progressive di NS (Narcissistic Supply) soddisfano gli ego palestrati di designer più o meno giovani, più o meno in attesa della copertina di turno.</p>
<p><span id="more-105"></span></p>
<p><a href="http://blog.domusweb.it/wp-content/uploads/2009/11/ddw_f1172_blog.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-106" title="ddw_f1172_blog" src="http://blog.domusweb.it/wp-content/uploads/2009/11/ddw_f1172_blog.jpg" alt="" width="382" height="264" /></a></p>
<p>Ma è servita questa Indian Summer alle aziende – quelle che una volta si chiamavano industrie – del design, specialmente quelle italiane che sono e restano leader? Tentate dalla suggestione mediatica cedono alle lusinghe di questa o quella capitale – per ora Londra in testa – si espongono con la loro immagine e consistenti investimenti: ma segnali di ripresa commerciale non se ne vedono, se non alcuni – debolissimi – dagli Stati Uniti, per chi può permettersi di agire su quel mercato. In assenza di una &#8220;politica&#8221; pubblica per il design, le industrie che ancora producono innovazione autentica si aggrappano alle proprie convinzioni, navigano nella bonaccia infausta, mantengono i nervi saldi, anche quando si apprende che Ikea – Armageddon della distribuzione che ha annientato tante piccole industrie del mobile – sta per lanciare il suo primo megastore italiano: dove si venderanno non più solo Billy e Klippan, ma tutto lo scibile delle merci.</p>
<p>Nella foto: Grid: Loertoer, Guild of Designers, Dutch Design Week, Eindhoven</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.domusweb.it/design/design-c%e2%80%99e-vita-sul-pianeta-industria/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>(Con)corsi e ricorsi/2</title>
		<link>http://blog.domusweb.it/architecture/concorsi-e-ricorsi2/</link>
		<comments>http://blog.domusweb.it/architecture/concorsi-e-ricorsi2/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 13:54:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Albanese</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[competitions]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.domusweb.it/?p=104</guid>
		<description><![CDATA[
Cos’hanno in comune piccole e medie città come Salerno, Bergamo, Cagliari, Padova con le grandi vedettes dell’architettura: Koolhaas, Hadid, Herzog &#38; de Meuron, Byrne, Isozaki, van Berkel e altri ancora?
Hanno in comune concorsi indetti dalle rispettive pubbliche amministrazioni per la costruzione di edifici e strutture cool, che richiedono investimenti – e avanzano pretese – abnormi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">Cos’hanno in comune piccole e medie città come Salerno, Bergamo, Cagliari, Padova con le grandi vedettes dell’architettura: Koolhaas, Hadid, Herzog &amp; de Meuron, Byrne, Isozaki, van Berkel e altri ancora?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">Hanno in comune concorsi indetti dalle rispettive pubbliche amministrazioni per la costruzione di edifici e strutture cool, che richiedono investimenti – e avanzano pretese – abnormi rispetto ai budget e alle proporzioni dimensionali delle città.<span id="more-104"></span></p>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">Un tempo accadeva che l’avvistamento o la fotografia in compagnia di qualche campione del ciclismo o qualche divo di Cinecittà diventasse un’esperienza accreditante, un trofeo da esibire e vantare con parenti e amici oppure, nel caso si fosse dei pubblici rappresentanti, con i propri elettori. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">Oggi che i tempi sono cambiati e gli architetti, quanto ad appeal mediatico, hanno raggiunto e superato le celebrità del cinema e dello sport; oggi che la politica in riserva di idee costruisce i suoi successi sulla capacità di fare marketing, ecco allora che la firma di un’archistar su un museo, una sede della provincia o una piazza di periferia si traduce in un potente spillover del consenso popolare. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">Accade così che concorsi dai budget gonfiati ad arte per intercettare l’interesse dei grandi studi internazionali rimangano in stallo – non nel caso delle città citate, almeno per ora – per mancanza di risorse finanziarie, finendo per risolversi inevitabilmente in una trovata pubblicitaria con la quale le amministrazioni locali si accreditano nei confronti della platea elettorale.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">La domanda è: si tratta ancora di architettura, oppure questo genere di concorsi ha molto meno a che fare con il bene comune e il buon abitare, e molto più con le campagne elettorali finanziate con i danari di tutti?</span></p>
<p><span lang="EN-US">Continua&#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p><!--EndFragment--><!--more--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.domusweb.it/architecture/concorsi-e-ricorsi2/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>(Con)corsi e ricorsi /1</title>
		<link>http://blog.domusweb.it/architecture/concorsi-e-ricorsi-1/</link>
		<comments>http://blog.domusweb.it/architecture/concorsi-e-ricorsi-1/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 14:03:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Albanese</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[competitions]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.domusweb.it/?p=103</guid>
		<description><![CDATA[
Alcuni sostengono che nel nostro Paese non esiste un numero sufficiente di concorsi pubblici e privati di architettura, e individua in questo dato la causa efficiente e la causa finale del malinconico stato dell&#8217;italica architettura. Nella tragicomica sezione della storia italiana dedicata ai concorsi, quelli di architettura in effetti rappresentano una sottocategoria piuttosto rappresentativa della realtà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-GB">Alcuni sostengono che nel nostro Paese non esiste un numero sufficiente di concorsi pubblici e privati di architettura, e individua in questo dato la causa efficiente e la causa finale del malinconico stato dell&#8217;italica architettura. Nella tragicomica sezione della storia italiana dedicata ai concorsi, quelli di architettura in effetti rappresentano una sottocategoria piuttosto rappresentativa della realtà nazionale.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-GB"><span id="more-103"></span>Rispetto ad altri paesi Ue, infatti, il numero delle gare indette risulta straordinariamente esiguo: nei primi 5 mesi del 2009, secondo un’inchiesta di “Progetti e concorsi” del <em>Sole 24 Ore</em>, 91 nuovi bandi (in calo del 20% rispetto allo scorso anno) contro i 743 dei nostri cugini francesi (+ 20%, al contrario, per loro). Ma a mio avviso il dato più preoccupante, sebbene ampiamente prevedibile, è riferito non tanto al numero totale delle gare, ma all&#8217;incidenza della realizzazione rispetto alle competizioni indette: nel nostro Paese infatti meno della metà dei progetti vincitori di gare, siano esse pubbliche o private, approda alla fase della realizzazione.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-GB">La questione dei concorsi perciò non si può ridurre ad una semplice computazione numerica, ma occorrerà interrogarsi seriamente sulla qualità e sull&#8217;efficacia di questo strumento operativo, sulla sua effettiva capacità di essere uno stimolatore per la buona architettura. I miei dubbi personali chiamano in causa la serietà delle giurie e le competenze delle stazioni appaltanti, che usano con disinvoltura lo strumento del concorso, senza avere adeguata consapevolezza (o peggio ancora, valutandole consapevolmente e consapevolmente infischiandosene) delle ricadute pratiche ed economiche sugli studi partecipanti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-GB">Prender parte a gare e concorsi, infatti, incide in maniera sostanziale sui bilanci degli studi di architettura: i costi di esiti ambigui, orientati da politiche familistiche, da desideri di spettacolarità, dall&#8217;antipaticissma eppure non infrequente pratica della realizzazione in house di progetti prodotti da concorsi di idee, o dall&#8217;aborto dei risultati finali per mancanza di fondi, diventano colpi mortali inferti alle economie dei piccoli e medi studi. Chi li risarcisce del loro tempo e dei loro investimenti?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-GB">Continua… </span></p>
<p><!--EndFragment--><!--more--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.domusweb.it/architecture/concorsi-e-ricorsi-1/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ultimo viaggio di Fernanda Pivano</title>
		<link>http://blog.domusweb.it/design/lultimo-viaggio-di-fernanda-pivano/</link>
		<comments>http://blog.domusweb.it/design/lultimo-viaggio-di-fernanda-pivano/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 13:18:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Design]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.domusweb.it/?p=101</guid>
		<description><![CDATA[
by Stefano Casciani
In un luogo non precisato tra Los Angeles e Mexico City – dunque lungo una delle molte traiettorie esistenziali che si intersecano nei libri di Jack Kerouac – arriva grazie a Internet la fredda notizia della morte di Fernanda Pivano, a Milano, il 18 agosto. La più grande traduttrice e “Quinta Colonna” della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p>by <strong>Stefano Casciani</strong></p>
<p><span>In un luogo non precisato tra Los Angeles e Mexico City – dunque lungo una delle molte traiettorie esistenziali che si intersecano nei libri di Jack Kerouac – arriva grazie a Internet la fredda notizia della morte di Fernanda Pivano, a Milano, il 18 agosto. La più grande traduttrice e “Quinta Colonna” della poesia americana in Italia se ne va, in silenzio, a raggiungere i suoi amici Corso, Ginsberg, Hemingway, Kerouac.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<div class="MsoNormal"><span><span id="more-101"></span></span><span> </span> </p>
<p class="MsoNormal"><span><a href="http://blog.domusweb.it/wp-content/uploads/2009/08/pivano_382x274.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-102" title="pivano_382x274" src="http://blog.domusweb.it/wp-content/uploads/2009/08/pivano_382x274.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span>Le autorità che adesso si affannano a cantarne le lodi postume forse non sanno – o non ricordano – la sua disperazione, fino a minacciare un rogo purificatore, perché nessuna istituzione a cui si era rivolta, Vaticano compreso, voleva prendersi cura del suo straordinario, importantissimo archivio di documenti sulla letteratura americana e dintorni. Per un giocoso scherzo del destino, fu un produttore di pullover diventato multimiliardario per la sua genialità, a salvare quel tesoro di libri, scritti, registrazioni, fotografie (con Domus e Fondazione Benetton siamo riusciti a fare anche con quei documenti un bel libro catalogo, disegnato dallo studio di Piero Lissoni). Perché commuoversi tanto sul sito di Domus per la scomparsa di una grande signora di novantadue anni? Fernanda Pivano è stata, tra l’altro, la prima moglie di Ettore Sottsass e a lungo la sua musa: senza di lei e i suoi amici scrittori, molto, molto probabilmente il design di Sottsass, il design italiano, non sarebbe stato tanto romantico e narrativo.</span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
<p> </p>
<p>Nella foto: Fernanda Pivano con Peter Orlovsky, Allen Ginsberg e Gregory Corso a Parigi nella primavera 1961. Pivano racconta di averli incontrati per strada dopo una visita a Alice B. Toklas. Da: Ettore Sottsass, <em>Facce Faces</em>, Editoriale Domus, 2004</p>
<p> </p>
<p></span></div></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.domusweb.it/design/lultimo-viaggio-di-fernanda-pivano/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Un workshop per educare le menti</title>
		<link>http://blog.domusweb.it/architecture/un-workshop-per-educare-le-menti/</link>
		<comments>http://blog.domusweb.it/architecture/un-workshop-per-educare-le-menti/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 15:55:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Albanese</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[Education]]></category>

		<category><![CDATA[Workshop]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.domusweb.it/?p=99</guid>
		<description><![CDATA[
Per l’ottavo anno consecutivo la Facoltà di Architettura di Venezia ha tenuto il suo workshop estivo, a cui ha partecipato come docente anche il sottoscritto.
Come è accaduto anche in passato, per questa edizione l’offerta formativa dello Iuav è stata ampia e diversificata, con la presenza di 30 corsi tenuti da ‘docenti’ occasionali di grande spessore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span>Per l’ottavo anno consecutivo la Facoltà di Architettura di Venezia ha tenuto il suo workshop estivo, a cui ha partecipato come docente anche il sottoscritto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Come è accaduto anche in passato, per questa edizione l’offerta formativa dello Iuav è stata ampia e diversificata, con la presenza di 30 corsi tenuti da ‘docenti’ occasionali di grande spessore come, fra gli altri, Yona Friedman, Francis Kéré, Pancho Guedes e molti altri ancora.<span id="more-99"></span></p>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><a href="http://blog.domusweb.it/wp-content/uploads/2009/07/iuav.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-100" title="iuav" src="http://blog.domusweb.it/wp-content/uploads/2009/07/iuav.jpg" alt="" width="382" height="258" /></a></span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span>La risposta degli studenti la si può leggere nei numeri: oltre duemila iscritti, diciotto giorni di lavoro intenso e densissima concertazione per studenti dal primo al terzo anno di università.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Il vero risultato dei workshop è il tema dell&#8217;emancipazione culturale. Entrare in contatto con modalità di insegnamento differenti, confrontare gradi di maturazione diversi”, afferma Giancarlo Carnevale, preside di facoltà e ideatore di questo appuntamento pedagogico estivo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>L’idea di pedagogia, di educazione delle menti giovani allo scopo di esercitare la loro creatività anarchica su idee piuttosto che su obiettivi definiti, è la linea di basso continua che a mio avviso denota il senso di un workshop rivolto a ragazzi così giovani: per liberare le loro potenzialità creative attraverso l&#8217;uso di tecniche e strumenti poveri e senza ansie da prestazione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>A ben vedere, infatti, esistono due dispositivi pedagogici a disposizione nelle esperienze di apprendimento individuale: un meccanismo disciplinare che si rifà all’insegnamento disciplinare che si esprime prevalentemente nel fissare (in-signere) categorie intellettive e operative nello spirito dei discenti. È il dispositivo della didattica tradizionale, in cui è netta la separazione tra due poli dell&#8217;aula, uno attivo ed uno passivo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Poi esiste anche la tematica dell’educazione (anche sentimentale), in cui la radice ex-ducere (condurre fuori) riproduce un movimento esattamente inverso a quello dell’in-segnare: trarre fuori consapevolmente ciò che è già presente in larva, nelle menti dei partecipanti. Il modello dell’educazione è a mio avviso l’alternativa più valida e democratica all’idea di apprendimento asimmetrico, perché si fonda su una circolarità dell&#8217;educazione in cui anche l’educatore viene contagiato, contaminato, stimolato dai propri studenti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Nei workshop Iuav 2009 la seconda opzione ha prevalso nettamente, producendo oltre che futuri architetti con un’esperienza in più anche (e soprattutto) ragazzi felici di questa esperienza.</span></p>
<p><!--EndFragment--><!--more--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.domusweb.it/architecture/un-workshop-per-educare-le-menti/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Una metropoli continentale non ha bisogno di centralità ingorde</title>
		<link>http://blog.domusweb.it/architecture/un-metropoli-continentale-non-ha-bisogno-di-centralita-ingorde/</link>
		<comments>http://blog.domusweb.it/architecture/un-metropoli-continentale-non-ha-bisogno-di-centralita-ingorde/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 16:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Albanese</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[Add new tag]]></category>

		<category><![CDATA[Friedman]]></category>

		<category><![CDATA[metropolis]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.domusweb.it/?p=95</guid>
		<description><![CDATA[Alla bellissima età di 85 anni Yona Friedman manifesta ancora la caparbietà di un ragazzino nella voglia di confrontarsi con la contemporaneità.






Recentemente, in un colloquio con gli studenti dello IUAV, Friedman ci ha stupito una volta di più con la sua critica puntuale al progetto Grand Pari(s), da qualche tempo divenuto claim principale del programma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla bellissima età di 85 anni Yona Friedman manifesta ancora la caparbietà di un ragazzino nella voglia di confrontarsi con la contemporaneità.<span id="more-95"></span></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-97" title="Yona Friedman" src="http://blog.domusweb.it/wp-content/uploads/2009/07/friedman-382x263.jpg" alt="" width="382" height="263" /></p>
<div><a href="http://blog.domusweb.it/wp-content/uploads/2009/07/friedman.jpg"></a></div>
<div>
</div>
<div>
</div>
<div>Recentemente, in un colloquio con gli studenti dello IUAV, Friedman ci ha stupito una volta di più con la sua critica puntuale al progetto <em>Grand Pari(s)</em>, da qualche tempo divenuto claim principale del programma architettonico-urbano firmato Sarkozy .</div>
<p>Il risultato mediatico a cui punta il presidente francese è quello di sostituire Parigi a Londra nella classifica delle metropoli più cool del continente. Come?</p>
<p>Naturalmente: ponendo l&#8217;architettura al centro della politica.</p>
<p>E ponendo Parigi, <em>ça va sans dire</em>, al centro di una nazione ancora più sbilanciata baricentricamente verso l&#8217;amata-odiata capitale.</p>
<p>&#8220;La mia donna di servizio, che abita nella banlieue, impiega due ore per raggiungere casa mia. All&#8217;incirca il tempo che occorre, in TGV, per raggiungere Londra da Parigi&#8221;.</p>
<p>Questo commento sibillino di Friedman al <em>Grand Pari(s)</em> ci dà il senso della sua opinione a proposito del nuovo progetto transalpino: una proposta accentratrice e tipicamente immobiliarista, che manifesta tutto l&#8217;anacronismo di una politica incapace di leggere i fenomeni della contemporaneità con lenti adeguate.</p>
<p>Friedman predica dagli anni &#8216;60 l&#8217;idea di una metropoli continentale che non si estende a livello di superficie abitata ma nelle reti di comunicazione infrastrutturali che spostano gli uomini dal centro verso altri centri , invece che dalle periferie al centro.</p>
<p>Anziché un sistema gravitazionale ad un unico polo, l&#8217;utopia di Friedman propone molte città indipendenti e semplici da raggiungere, con una metropolitana europea ad alta velocità come il TGV o lo Shinkansen, in grado di collegare con altissima frequenza di corse e tempi ridotti Parigi a Bruxelles, Amsterdam a Berlino.</p>
<p>Cosa ostacola questa ipotesi metropolitana? A giudizio di Friedman, la mancanza di spinta utopica e la scarsa lungimiranza dei governi per una scelta radicale, che andrebbe poi supportata in molti modi, primo fra tutti con una riduzione dei prezzi degli abbonamenti .</p>
<p>&#8220;Sarebbe un atto politico, ribadisce Friedman, che cambierebbe completamente le regole del mercato del lavoro nella grande metropoli contemporanea&#8221;.</p>
<p>Non una Grande Paris, dunque, ma una metropoli continentale in continua transumanza. Puntando sul flusso anziché sulla stasi, sul rafforzamento delle reti anziché sulla saturazione del territorio, per quello che, come titola la conferenza, potrebbe essere un <em>futuro abitabile</em>.</p>
<p>[ringrazio il <em>laboratorio 09</em> dello Iuav]<!--more--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.domusweb.it/architecture/un-metropoli-continentale-non-ha-bisogno-di-centralita-ingorde/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Expo 2015: quattro passi tra le nuvole</title>
		<link>http://blog.domusweb.it/architecture/expo-2015-quattro-passi-tra-le-nuvole/</link>
		<comments>http://blog.domusweb.it/architecture/expo-2015-quattro-passi-tra-le-nuvole/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 10:38:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[Expo 2015]]></category>

		<category><![CDATA[Milan]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.domusweb.it/?p=94</guid>
		<description><![CDATA[by Stefano Casciani

Anche i quotidiani s’interessano sempre di più alla difficile realtà italiana del progetto. Potete trovare così su ll Giornale curiosi aneddoti come questo: “Ieri mattina (il 25 giugno, ndr) riunione del cda della società Expo 2015 (&#8230;). La squadra di architetti guidata da Stefano Boeri è volata (&#8230;) a Parigi per presentare in via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>by <strong>Stefano Casciani</strong></p>
<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal">Anche i quotidiani s’interessano sempre di più alla difficile realtà italiana del progetto. Potete trovare così su <em>ll Giornale</em> curiosi aneddoti come questo: “Ieri mattina (il 25 giugno, ndr) riunione del cda della società Expo 2015 (&#8230;). La squadra di architetti guidata da Stefano Boeri è volata (&#8230;) a Parigi per presentare in via informale al Bie (il comitato che organizza le esposizioni universali) il masterplan del quartier generale di Expo, che “sarà pronto entro fine luglio”. <span id="more-94"></span>Ai membri del cda prima di partire ha illustrato le linee guida: un villaggio polivalente ed ecosostenibile, allineato al tema dell’evento milanese, “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. (&#8230;) Via libera anche al Comitato scientifico, che contribuirà a mantenere “un livello qualitativo alto per i contenuti e progetti” di Expo, sarà presieduto dal professor Roberto Schmid, direttore dello Iuss di Pavia, e ne faranno parte esperti italiani e internazionali. Ma l’intervento del consigliere in quota Regione, Paolo Alli, ha tagliato risorse all’attività del gruppo di lavoro: si partiva da una proposta di 1,2 milioni di euro fino al 2015 e alla fine per ora sono stati finanziati solo i primi due anni, per una spesa di 65.000 nel 2009 e 129.000 nel 2010”. Non è chiaro se il finanziamento riguardi il gruppo di lavoro sul Master Plan o le attività del Comitato Scientifico: l’esiguità della cifra lascia comunque sbalorditi. <strong>Stefano Casciani</strong></p>
<p><!--EndFragment--><!--more--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.domusweb.it/architecture/expo-2015-quattro-passi-tra-le-nuvole/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>La parte (mancante) per il tutto</title>
		<link>http://blog.domusweb.it/design/la-parte-mancante-per-il-tutto/</link>
		<comments>http://blog.domusweb.it/design/la-parte-mancante-per-il-tutto/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 14:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Design]]></category>

		<category><![CDATA[Bauhaus]]></category>

		<category><![CDATA[E-Bay]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.domusweb.it/?p=90</guid>
		<description><![CDATA[by Stefano Casciani
E-bay, paradiso degli scambisti on-line, può essere anche un luogo di consolazione per nostalgici della modernità: lì si troveranno, più falsi che veri, ma quasi sempre verosimili, ricordi e reliquie di buona parte della “cultura materiale”, alta o bassa che sia. Perfino, guarda un po’, un cassetto dosatore della famosissima (per gli addetti ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>by <strong>Stefano Casciani</strong></p>
<p>E-bay, paradiso degli scambisti on-line, può essere anche un luogo di consolazione per nostalgici della modernità: lì si troveranno, più falsi che veri, ma quasi sempre verosimili, ricordi e reliquie di buona parte della “cultura materiale”, alta o bassa che sia. Perfino, guarda un po’, un cassetto dosatore della famosissima (per gli addetti ai lavori) cucina di Francoforte, disegnata con Ernst May da Margarete Schütte-Lihotzky: piuttosto bruttino, a dire il vero, anzi a vederlo tutto intero dal vero, con quel manico saldato e puntato alla bell’e meglio sul fronte.</p>
<p><span id="more-90"></span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><a href="http://blog.domusweb.it/wp-content/uploads/2009/06/ebay.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-91" title="ebay" src="http://blog.domusweb.it/wp-content/uploads/2009/06/ebay.jpg" alt="" width="382" height="275" /></a></p>
<p> </p>
<p>Poco a che fare con la mitica immagine dell’ordine funzionalista propugnato dai modernisti Gropius, Breuer, Bayer &amp; Co come salvatore del mondo: ma quel cassetto rimane pur sempre un souvenir della modernità passata, un microgrammo dell’utopia – socialista e ugualitaria – della cultura Bauhaus e affini. E già, perché anche di questo si tratta: Thonet Germania e le istituzioni sopravvissute/eredi dell’Alma Mater Studiorum di Gropius cercano quest’anno di ricordare una qualche ricorrenza della scuola di Dessau e poi di Weimar, più o meno ignorate dal resto del mondo. Certo, chi ha più tempo – nell’era del declino, del cinismo e della finzione, della società dello spettacolo – per pensare ad antichi artisti d’avanguardia impegnati a ricostruire l’Universo, fieramente armati d’ideologie dure e pure?</p>
<p>La prima tentazione – comprare quel cassetto (per farne che, poi?) – cede velocemente il posto a una malinconia struggente, alla sindrome da amputazione, Certo, può ancora far male la perdita d’identità politica del design e dell’architettura: ma proprio come un arto amputato, semplicemente, quell’identità non c’è più.<!--more--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.domusweb.it/design/la-parte-mancante-per-il-tutto/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Made in Italy e il G8 a L’Aquila</title>
		<link>http://blog.domusweb.it/design/made-in-italy-e-il-g8-a-l%e2%80%99aquila/</link>
		<comments>http://blog.domusweb.it/design/made-in-italy-e-il-g8-a-l%e2%80%99aquila/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 May 2009 13:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Design]]></category>

		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.domusweb.it/?p=85</guid>
		<description><![CDATA[by Maria Cristina Tommasini
E così, ancora una volta, il nostro Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi ha confermato la sua capacità di cogliere le potenzialità positive di qualsiasi circostanza. Il paesaggio devastato dal terremoto del 6 aprile sarà lo sfondo nel quale si muovereanno i Grandi della Terra in occasione del prossimo G8, trasferito dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>by <strong>Maria Cristina Tommasini</strong></p>
<p>E così, ancora una volta, il nostro Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi ha confermato la sua capacità di cogliere le potenzialità positive di qualsiasi circostanza. Il paesaggio devastato dal terremoto del 6 aprile sarà lo sfondo nel quale si muovereanno i Grandi della Terra in occasione del prossimo G8, trasferito dalla Sardegna all&#8217;Abruzzo.<span id="more-85"></span></p>
<p>E niente è più spettacolare di un annuncio televisivo. Nel corso della trasmissione <em>Porta a porta</em> del 5 maggio, l&#8217;on. Berlusconi ha confermato quanto anticipato dai presidenti di FederlegnoArredo, Rosario Messina, e Cosmit, Carlo Guglielmi, il 27 aprile durante la conferenza stampa di chiusura del Salone Internazionale del Mobile di Milano: i Grandi della Terra potranno usufruire dei migliori prodotti di design Made in Italy. Per arredare gli spartani spazi della Caserma della Guardia di Finanza di Coppito sono stati infatti chiamati gli imprenditori italiani dell&#8217;arredo, gli stessi che il Presidente Berlusconi ha incontrato negli stand della Fiera di Rho, durante il Salone del Mobile, nella breve e trionfale visita dello scorso 26 aprile. Il coordinamento delle operazioni legate alla sistemazione della caserma è affidato alla Protezione Civile guidata da Guido Bertolaso, con la collaborazione tecnica di Fiera Milano.</p>
<p>Precedute da molti discorsi riguardanti le vicende matrimoniali del premier e accompagnate da una raffica di dati e previsioni sulla ricostruzione, le notizie sull&#8217;allestimento del G8 (che nel corso delle giornate diventerà G14 e G20), fornite durante la trasmissione televisiva, hanno tradito la poca dimestichezza del Presidente Berlusconi con il linguaggio del design (ulteriore conferma del suo essere lo specchio reale del Paese). Ha annunciato che &#8220;architetti e illuminatori&#8221; si sono già incontrati due volte con i responsabili in loco, per mettere a punto i dettagli di un&#8217;operazione che si configura come una vera lotta contro il tempo. Tutte le delegazioni saranno ospitate nelle circa 1.000 camere disponibili nella struttura della caserma.</p>
<p>Ferruccio Laviani (architetto) e Cinzia Ferrara (‘illuminatore&#8217;) sono i professionisti incaricati del progetto. I &#8220;grandi fratelli&#8221; saranno ospitati con buon gusto e nel comfort?</p>
<p> <!--more--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.domusweb.it/design/made-in-italy-e-il-g8-a-l%e2%80%99aquila/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
	</channel>
</rss>
